Un oceano tra di noi recensione di Salvatore Greco
Il 10 Aprile 2018 | 0 Commenti

di Salvatore Greco

La poesia della Frajlich è fatta di rintocchi delicati e cortesi che però raccolgono tutta la sofferenza complessa di una vita, quella dell’autrice, passata in una condizione di lontananza, emigrazioni forzate e segnata dalla costante ricerca di un ritorno -poetico e spirituale più che concreto- ai luoghi della sua infanzia e alla sua Polonia. La vita della Frajlich infatti è stata tale da rendere impossibile anche il solo pensare di scinderla dalla sua opera. Nata a Leopoli nel 1942 da una famiglia ebraica assimilata come ce n’erano tante allora, si trova a passare i primissimi anni della sua vita tra le montagne del Kirghizistan dove i Frajlich erano fuggiti in quei tragici frangenti; tornata in Polonia dopo la guerra, la famiglia Frajlich si stabilisce a Stettino dove la poetessa cresce e matura la sua vena creativa che porterà avanti a partire dagli anni ’60 come studentessa all’Università di Varsavia. C’è di nuovo una fuga però a sancire la vita della Frajlich, una fuga che ha il sapore dell’esilio, legata alla pagina oscura del marzo ’68 polacco quando le autorità socialiste costrinsero diverse migliaia di cittadini di religione ebraica a emigrare, e tra loro la non ancora trentenne Anna in compagnia del marito e del figlio piccolo. La piccola odissea dell’emigrazione della poetessa la fa passare per Vienna, poi per Roma lungo una rotta infine diretta a New York che sarebbe diventata -e ad oggi è- la sua nuova casa. Nella sua veste talvolta scomoda di “poetessa dell’emigrazione” la Frajlich ha iniziato una carriera accademica alla Columbia, vinto numerosi premi e dato alle stampe nove volumi di versi di cui oggi Un oceano tra di noi si propone di essere un compendio efficace per raccontare al pubblico italiano una parabola poetica particolarmente valida e interessante a vari livelli di lettura.

 

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