Meringhe di piombo e fango di miele
Il 26 Settembre 2018 | 0 Commenti

di Salvatore Greco e Francesco Annicchiarico con Margo Rejmer

Margo Rejmer è un’autrice che i lettori di PoloniCult conoscono già da tempo, da quando su queste pagine abbiamo presentato il suo travolgente romanzo Toximia. Oggi che quel romanzo è pronto a uscire per intero in italiano per i tipi de La Parlesia Editore nella traduzione del nostro Francesco Annicchiarico, abbiamo deciso di parlarne con lei, per approfondire i temi e il cuore di questo libro grottesco e romantico assieme, e per scoprire come scorre la mente di un’autrice in grado di scrivere con altrettanta perizia sia prosa di pura finzione che reportage scrupolosi e fondati sui fatti.

[D:] Innanzitutto, grazie del tuo tempo. Per prima cosa volevamo chiederti: com’è nato Toximia? Quali riferimenti letterari ed estetici lo hanno ispirato?

[M]: Toximia è figlio di un ritmo frenetico. Quello che poi sarebbe diventato il mio editore, Paweł Dunin-Wąsowicz, aveva cercato dei fondi per finanziare il mio debutto letterario, ma diceva che non c’era da pensarci troppo, che nessuno ci avrebbe dato dei soldi. E invece i soldi sono arrivati, e mi ha concesso solo tre mesi per scrivere il libro. A quel punto, invece di mettermi al lavoro, sono partita per l’Albania e al mio ritorno mi sono isolata dal mondo per sette settimane. È stata una bella trance compositiva, sofferta, intensa ma anche spensierata, perché mi sembrava tutto unoscherzo. Avevo appena compiuto ventiquattro anni, non avevo nulla da perdere e non avrei mai creduto che un giorno avrei potuto vivere di scrittura. Avevo finito da poco di scrivere la mia tesi di laurea sul cinema di Bergman e di Robert Altman ed ero molto sensibile al modo in cui Altman costruisce la narrazione. In Toximia sono confluite tutte le mie fascinazioni letterarie di quegli anni: Raymond Carver, Dostoevskij, Jose Camilo Cela, Witold Gombrowicz. E poi la poesia di Andrzej Bursa e Stanisław Grochowiak.

[D:] Toximia è un romanzo a molte voci, tutte molto diverse tra loro. Qual è stato il personaggio più difficile da scrivere e quale il più facile?

[M]: Non posso proprio parlare di difficoltà, considerato il ritmo di scrittura che ho avuto, ma solo di piacere. Credo di aver plasmato bene Longin il tranviere, perché ha preso da me l’amore per Grochowiak, ad esempio. E allo stesso tempo c’è qualcosa in lui dell’Idiota di Dostoevskij, una delle mie figure letterarie preferite di sempre: la sua dolcezza, la sua rettitudine e la sua fede nell’onestà; anni dopo a Varsavia un tranviere ha avuto lo stesso incidente che capita a Longin nel libro e mi sono chiesta per un attimo chi potesse essere quell’uomo che nellasua infelicità aveva replicato il destino di un personaggio letterario.

 

 

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Meringhe di piombo e fango di miele – intervista a Margo Rejmer

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