La casa editrice “la Parlesia” e la riscossa del Meridione d’Italia In lode della letteratura polacca
Il 14 Aprile 2019 | 0 Commenti

di Giuseppe Merola

Non tutti scappano! In tanti restano e si rimboccano le maniche. Potrebbe essere questa la contro-risposta ai tanti titoli come «Fuga di cervelli dal Sud: in sedici anni via quasi due milioni, metà giovani», risuonati su tutti i media nazionali alla pubblicazione dell’ultimo Rapporto dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez). Stando a queste denunce il Meridione sarebbe ormai una terra popolata solo da anziani e scansafatiche. In effetti i dati del Rapporto non sono incoraggianti: «Nel periodo 2008-2014 la metà di coloro che hanno lasciato il Sud (1,883 milioni) sono giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati; il 16 per cento circa si sono trasferiti all’estero. Quasi 800.000 di essi non tornano più nel Mezzogiorno. Nel 2016 si sono trasferiti dal Sud in una regione centro-settentrionale 108.000 abitanti, 5.000 in più dell’anno precedente. Le partenze più consistenti dalla Campania, 31,600, dalla Sicilia, 25,1 mila, dalla Puglia, 19,2 mila, e dalla Calabria, 13,8 mila». Un quadro certamente desolante quello che viene tinteggiato, che può invitare coloro che restano alla rassegnazione se non alla disperazione vera e propria. Ma al Sud c’è ancora chi lotta, chi investe le proprie energie perché crede nelle potenzialità proprie e in quelle della sua terra natale. Chi soprattutto si mette in gioco nel fare e diffondere sapere. Perché il futuro si costruisce innanzitutto facendo cultura. Come fanno Marco Boccia e Francesco Schiavone, trentenni, laureati, che hanno deciso di non abbandonare il Sud. A Maddaloni, città della provincia casertana non immune dai mali che hanno reso tristemente famoso questo territorio, la cui Amministrazione è stata commissariata per ben cinque volte, in vari periodi, dal 2006 a oggi, Boccia e Schiavone rappresentano la parte buona della società che non ci sta a essere connivente con il male, che crede e si batte per una storia diversa da quella raccontata dalla narrativa corrente. La peculiarità dell’iniziativa editoriale è provare a tradurre e diffondere la letteratura polacca sul nostro territorio nazionale. Letteratura che qualsiasi frequentatore di librerie sa bene quanto sia carente e mal tradotta, e comunque riguardi solo titoli scelti non tanto per il valore intrinseco, quanto per il numero di copie vendute in patria. Per lo più rese dall’inglese e non dal polacco. Questo fa sì che in Italia arrivino solo pochi autori famosi e nessun altro. «Noi vorremmo invece diffondere attraverso la letteratura — dichiarano i due giovani editori — la conoscenza di un Paese molto amato dagli italiani. Negli ultimi tre anni, il numero dei nostri connazionali trasferitisi in Polonia è triplicato». Ovviamente il primo problema da superare è stato quello di cercare chi potesse aiutarli nell’individuare i libri e tradurli, ed ecco allora l’altro protagonista di questa storia, Andrea De Carlo, ovviamente entusiasta del progetto, professore di lingua e letteratura polacca all’Università l’Orientale di Napoli. Insieme i tre hanno individuato i primi titoli da tradurre dalle versioni originali e da portare in Italia. A distanza di cinque anni sono pronti a fare il bilancio del primo anno editoriale de “la Parlesia”. Il nome dell’editrice viene dall’e s p re s – sione usata per indicare un’antica parlata napoletana, adoperata soprattutto nell’ambiente dei musicisti. Attraverso questo linguaggio segreto si sono diffuse in passato idee che altrimenti sarebbero state censurate, ma che sono servite a spargere quella cultura fatta di vicoli ma anche di biblioteche, di cantine ma anche di immensi teatri. La parlata era usata da una cerchia ristretta, ma ben inquadrata culturalmente e socialmente, un linguaggio sinonimo di appartenenza. “La Parlesia”, attraverso un certo tipo di letteratura, troppo difficile da ricercare per gli standard di oggi, vuole diffondere una cultura libera, che parli all’animo delle persone. Nasce con la pretesa di aprire uno squarcio vitale su di una letteratura a molti sconosciuta, sottovalutata, che invece ha dentro di sé i germi delle grandi letterature europee, quelle che hanno saputo raccontare epoche e culture, divenendo paradigma dell’esistenza umana. Oltre alla narrativa, alla saggistica e alla poesia, che trovano sempre spazio nel mercato librario, Boccia e Schiavone si propongono di portare all’attenzione del pubblico italiano anche volumi riguardanti reportage, che è un genere molto frequentato e amato dai lettori conterranei di san Giovanni Paolo II. Per ora in libreria sono arrivati i primi tre titoli: un’antologia di poesie di Anna Frajlich, Un oceano tra di noi (pagine 168; euro 12), presentata a Cracovia presso la prestigiosa università Jagellonica; un romanzo molto particolare, Toximia (pagine 215, euro 15), della giovane e pluripremiata scrittrice Rejmer Margo, che racconta le contraddizioni di un popolo in bilico tra il passato e il presente sullo sfondo di una città come Varsavia; e infine Il monte Taigeto (248 pagine, euro 15), un romanzo di Anna Meller, che racconta con una prosa tagliente e puntuale vicende della seconda guerra mondiale, sconosciute ai più, come gli esperimenti svolti sui bambini polacchi che venivano portati in un ospedale della Slesia, una regione storica della Polonia, e qui torturati e studiati. Ed è pronto all’uscita Uomini renna, un reportage dal taglio antropologico-esistenziale, di uno dei più importanti scrittori polacchi in vita, Mariusz Wilk, che racconta il suo peregrinare al seguito del popolo Sami, che vive allevando le renne. E per settembre è prevista la pubblicazione della prima opera cofinanziata dall’Istituto polacco del libro con il progetto ©Poland Translation Program. Un’iniziativa del ministero della cultura che finanzia tutti gli editori che hanno voglia di investire sulla letteratura polacca. In una porzione di terra del Sud, difficile e piena di contraddizioni, vedere due giovani che provano a fare cultura e a farla attraverso il mezzo antico e sempre nuovo qual è il libro stampato, in un momento in cui tutte le case editrici sono in affanno e ritengono come unica strada percorribile quella dell’ebook, il coraggio e l’intraprendenza di Marco e Francesco brillano come luce carica di speranza e come monito per chi ha smarrito il desiderio di sognare in grande.

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